nel mio primo post vi ho aperto la porta del mio Atelier, raccontandovi come l’arte mi ha salvata. Oggi voglio parlarvi di quando, nonostante quell’amore viscerale, vivere d’arte diventa una sfida dura, quasi crudele.
Atopos:l’arte di essere diversi
Oggi sono uscita per andare in una libreria e ho comprato un libro che racconta di come otto filosofi importanti siano riusciti ad accettare il fatto di essere diversi.
Guardate Socrate: pare che sia uno dei primi ad essere definito “atopos”, cioè fuori posto, troppo strano e a volte anche fastidioso. Dopo di lui, tutti i filosofi vennero considerati atopoi. le loro vite erano tormentate dalla ricerca di qualcosa che continuava a sfuggire e osservavano il mondo dall’esterno, senza mai farne davvero parte.
D’altronde, l’artista è un essere diverso dal resto del mondo; non si sente quasi mai accolto come dovrebbe, si sente alla continua ricerca della propria casa e di un posto in cui poter respirare.
Walter D’Ottavi
Il liutaio che costruisce emozioni

Mi sono ritrovata, sulla strada verso casa, davanti alla bottega di un mio caro amico liutaio. Lui è Walter D’Ottavi: le sue mani creano qualcosa che sembra uscire dal paradiso.
Chitarre che hanno una propria anima, una caratteristica che riesce a trasmettere emozioni insolite e preziose. Walter è un vero artista che si è ritrovato a dover vivere con questo dono.
Dirai che è una fortuna no? si, lo è. Ma è altrettanto difficile sopravvivere da Artista in un mondo come quello di oggi. Certo, lo è sempre stato, ma adesso sembra essere una sfida talmente dura da farti dubitare di te stesso.
Ci sono molti liutai che conosco, ma Walter ha la capacità di affascinarti anche solo tramite un suo racconto, mentre lo si osserva lavorare. Sapete che c’è? Non riesco a trovare le parole per descriverlo. E’ un Artista che, quando crea, lo fa con un amore e una passione tale che, alla fine, le sue opere ti riescono a parlare.

Qualche mese fa mi regalò una chitarra stupenda, una semiacustica con un legno che, quando riceve il suono, lo fa rimbalzare dritto al cuore. E’ marrone scura, con dettagli dorati. Appena me la diede, quasi non riuscivo a credere fosse davvero mia.
Mi scrisse:
“Spero possa esserti vicino questo strumento e seguirti nel tuo percorso di vita, donne, di crescita artistica. In tutti quei periodi di debolezza e non, nei quali sentire la vita sotto le dita ed esprimerla in musica e canto… spero essa sia all’altezza di tutto questo!”.
Caro Walter, mi sento piccola davanti a questa chitarra, in cui trovo sempre magico conforto.
Sorrido e mi emoziono rileggendo le tue parole.
Un articolo non potrà mai trovare espressione all’altezza del tuo dono.
Una scomoda comodità
Fatto sta che oggi abbiamo avuto una conversazione talmente intensa che sono corsa a casa per scrivere tutto ciò. Walter stava dipingendo di giallo un tavolino che tiene a casa. Nel mentre, parlavamo di come ormai il mondo ci costringa a guardare la crudele realtà: si deve fare arte solo per se stessi, perchè se ti aspetti qualcosa poi resterai deluso, probabilmente.
Dipingendo questo tavolino giallo mi disse: “vedi, chi si metterebbe a dipingerlo? Ormai basta andare in un qualsiasi negozio e lo compri nuovo, di che colore desideri”.
Ecco, essere vero artista io credo si veda da qui. Tu dipingi quel tavolino perchè lo sai fare con il cuore, Walter. Perchè non c’è l’alternativa del negozio. Non per risparmiare, non per pigrizia, ma perchè fa parte di te.
Nonostante la mia riflessione e la mia risposta, una lacrima mi sta accarezzando il viso. Sapete perchè? Perchè negli occhi di Walter traspariva la tristezza di una persona consapevole ormai che l’arte sta cercando di salvarsi, urla per farsi ascoltare e si aggrappa all’impossibile.
Ma il mondo è troppo…concentrato sul business e le sue orecchie, talvolta, sono completamente inquinate.

Lascia un commento